Niccola Villani, uomo intelligente. Maria Valbonesi racconta del “grande splendore di Pistoia a Roma”

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“Ho sempre avuto un debole per le persone intelligenti. E Niccola Villani certamente lo era”. Esordisce così Maria Valbonesi per descrivere in pochissime parole ‘intellettuale, poeta e critico pistoiese Niccola Villani, vissuto principalmente a Roma fra nel Seicento e grandissimo intellettuale del suo tempo

Per il ciclo “La Forteguerriana racconta Pistoia”, nella sala Gatteschi della biblioteca, Maria Valbonesi ha parlato di Niccola Villani “grande splendore di Pistoia a Roma”. La sua vita, le sue opere principali, la sua grandissima erudizione che non è mai sfociata nella pedanteria e, infine, il riconoscimento postumo. Sono stati questi i principali temi toccati durante un’ esposizione attenta e coinvolgente.

Niccola di Ottavio Villani nacque a Pistoia da un’antica e nobile famiglia alla fine del 1590, ma visse per lo più a Roma, dove morì nel 1636. Nella sua Storia, fra’ Michelangelo Salvi annuncia che “un suo grande splendore perse quest’anno in Roma a’ 2 d’ottobre, la città di Pistoia, che fu Niccola di Ottavio Villani”, parole che trovano in un certo modo corrispondenza nel giudizio generalmente positivo dato sull’opera di letterato, erudito e poeta di Villani, durante il Seicento e i primi decenni del Settecento. Attualmente, lo ritroviamo in alcune grandi storie della letteratura, citato con un certo rilievo, come uno dei rappresentanti più vivaci ed equilibrati della critica letteraria nella Roma di Urbano VIII. E’ stato certamente uno dei migliori eruditi e critici del suo tempo.

Il 1621 è per lui un anno fondamentale: a Roma, vive un momento di disagio, in quanto parla di sdegno e di invidie. Inoltre, da quel momento viene afflitto da una malattia polmonare che non lo lascerà mai per tutta la vita. Per questo, inizia a viaggiare fra Venezia e i mari della Grecia, scrivendo satire in un latino molto complesso che denunciavano lo stato di corruzione e di malcostume a Roma. Quelle satire furono particolarmente apprezzate dai contemporanei. Nell’ultimo periodo della sua vita pare sia tornato a Roma, la Roma di Urbano VIII: è qui, ritirato fra i monti sabini dove amava passare alcuni mesi all’anno, che scrisse le opere critiche che gli valsero le lodi.

Nel 1663 Michelangelo Salvi, alla morte di Villani, scrisse che Pistoia perse un suo grande splendore. Strano a dirsi, però, ma il rapporto fra Villani e la sua città natale pare fosse di totale indifferenza. Nei suoi scritti, infatti, non nomina mai la famiglia o la città e pare non sentisse particolarmente la sua mancanza. Ciò nonostante, il valore  di un figlio di questa terra rimane indiscusso. Niccola Villani fu un uomo del suo tempo, fine interprete di un periodo di grandi cambiamenti e fervori di cui fu indiscusso protagonista.

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