Il paradiso dei confetti. A Pistoia, da Corsini, 101 anni di storia

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101 di storia. La storia di una città che si lega indissolubilmente alle sue tradizioni culinarie e gastronomiche. E che tradizioni sarebbero senza dolce?
C’è un posto, a Pistoia, che racconta la lunga tradizione dolciaria della città, una tradizione che si perde nella notte dei tempi e che ci riporta fino al medioevo

Alla cioccolateria e confetteria Corsini, l’artigianalità è di casa e Giorgia Baroni, nipote di Bruno Corsini e bisnipote del fondatore dell’attività, è una narratrice eccezionale. C’è passione, competenza e voglia di continuare un’attività che è nata nel 1918 e che ancora oggi continua a far parlare di sé.

La parola d’ordine? Artigianalità. Niente scorte industriali, da Corsini tutto si prepara sul momento e questa la rende un unicum nel territorio.
Giorgia Baroni, infatti, ci spiega: “Noi non vendiamo prodotti da forno. La nostra arte consiste nel lavorare il cioccolato e lo zucchero, proprio come si faceva una volta”. E se parliamo di dolci tradizionali come non nominare il particolarissimo confetto pistoiese? Stiamo parlando del confetto “Birignoccoluto”, unico nel suo genere. Gli ingredienti per dargli vita sono versati nella tipica “bassina” un recipiente di rame, e poi ricoperti da un velo di zucchero bianco. È importante in questa fase prestare attenzione alla temperatura affinché il confetto non perda l’arricciatura. Lo zucchero viene colato goccia a goccia a 104 gradi e poi si lascia ad asciugare per almeno 8-10 ore: “Da almeno 5 o 6 anni, devo dire che si impiega molto più tempo perché c’è molta umidità rispetto ad una volta”, ci racconta Giorgia. E fu così che anche i cambiamenti climatici influirono pesantemente anche sulla preparazione dei dolci. Il confetto Birignoccoluto è quindi un peccato di gola fatto soltanto con zucchero italiano (quello bianco praticamente non contiene coloranti di nessun genere), con all’interno un seme di coriandolo o un seme di finocchio selvatico. Secondo la tradizione pistoiese, abbiamo sue notizie fin dal 1325, anno in cui il traditore della città, Filippo Tedici, avrebbe ucciso la sua prima moglie facendole mangiare proprio un confetto avvelenato.

Un femminicidio ante litteram. Sta di fatto che la confetteria Corsini ha omaggiato la tradizione con un confetto dedicato proprio a Tedici, il cosiddetto “confetto avvelenato”: croccante cioccolato con un morbido ripieno di rum che, all’assaggio, si scioglie in bocca.

Ma da Corsini, a farla da padrone è soprattutto il cioccolato. E se parliamo di cioccolato non possiamo non nominare il fenomenale Panforte Pistoiese, una delizia ricoperta di cioccolato fondente 55%, con un morbido ripieno di canditi e mandorle di Avola o della Puglia: “Mio nonno creò un cioccolato sfruttando le materie prime italiane, infatti all’epoca del fascismo, quando vi era la cosiddetta autarchia delle materie prime, questo prodotto venne chiamato “Pasta Italia”. Oggi è il nostro Panforte Pistoiese”, ci racconta Giorgia. Attenzione a non confonderlo con il più noto Panforte di Siena: si tratta, in quel caso, di un prodotto completamente diverso, parliamo infatti di un dolce da forno.

E proprio in occasione di questi primi 101 anni di storia, Corsini ha deciso di realizzare delle monoporzioni di Panforte all’interno di un’elegante scatola gioiello.

La Confetteria e Cioccolateria Corsini ha anche deciso di rendere omaggio alla bella iniziativa che si svolgerà durante il 2020 e nel 2021 a Pistoia con una scatola dedicata al cammino di Pistoia e Santiago. All’interno, golose conchiglie di cioccolato.
Una visita da Corsini, se capitate da queste parti, è d’obbligo.

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