La Terra del Gusto: Le acque del Pescia

La città di Pescia, a cavallo tra Montecatini e Lucca, sorge in fondo ad una valle, a fare da giunzione tra colline e pianure. Colline coperte fin da epoche immemorabili da oliveti curati come giardini, mentre la piana orientata verso sud corre verso l’Arno ed il mare. Il fiume, insieme, la unisce e la divide, separando a destra ed a sinistra due nuclei distinti, con il ponte del Duomo da sempre ne fa un solo centro. Entrando di diritto, con le sue acque, nella storia e nella gastronomia di Pescia

Pescia città prese il nome dal fiume, storpiando alla latina una parola longobarda, che appunto voleva dire fiume: al tempo dei Longobardi risalgono le testimonianze più antiche di un agglomerato urbano. Sulla sponda sinistra del fiume le case circondarono l’antica  Pieve , ora Cattedrale, che costituì, come da usanza dell’epoca,  il fulcro dello sviluppo urbano. Sulla riva destra il castello, il mercato e la corte feudale stimolarono la disposizione delle case in lunghe file parallele al fiume Pescia.

Pescia deve ai Medici l’impulso per uno sviluppo economico straordinario, iniziato nel corso del sedicesimo secolo e protrattosi in pratica sino al diciannovesimo, fondato sullo sfruttamento delle risorse agricole.  Integrato sapientemente con l’impiego della straordinaria risorsa costituita dal fiume e dalle sue acque. In questo prospero periodo sorsero prima setifici e cartiere, poi concerie e ferriere, assieme a mulini e frantoi al servizio delle attività agricole. Tutti mosso dall’energia delle acque in caduta; un acqua leggera e purissima, che garantiva alle industrie la bontà del prodotto.

Ai Medici si devono le bonifiche degli argini del Pescia nella zona della Valleriana., sono pochi ettari di terre nuove, felice bonifica dei Medici tra il Cinquecento e il Seicento.

Il greto del torrente strappato alla furia delle acque, copiose in zona nella brutta, e non solo, stagione. Resi fertili, puliti dalle pietre e dalle ghiaie trasportate dalle piene e sui quali gli abitanti della zona coltivavano da secoli legumi e ortaggi destinati a piccoli commerci, utili a integrare le magre entrate della famiglie della montagna pistoiese.

Le bonifiche furono fatte utilizzando come forza lavoro gli abitanti del contado e le aree recuperate per le coltivazioni agricole furono suddivise tra chi aveva contribuito con il proprio lavoro: questo ha portato a una elevata frammentazione delle proprietà e ancora oggi, i proprietari degli appezzamenti sono molti.

L’area coltivata si estende, in particolare sulla sponda sinistra del torrente, per  circa quattro chilometri di torrente,  tra il Ponte di Castelvecchio e il Ponte di Sorana, nel comune di Pescia nella provincia di Pistoia.

Un’area anticamente chiamata Vallerianazona ricca di ruscelli, per via della grande quantità di acque che si riversano dai boschi in rivoli e fossi verso il Pescia.

Parleremo presto dell’intreccio tra le acque del Pescia e la gastronomia pesciatina.

 

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