L’alluvione di Firenze nel racconto di un testimone

Domani 4 novembre ricorre l’anniversario dell’alluvione che colpì Firenze nel 1966. Maria Lorello, la nostra social influencer, ha  ripubblicato un lavoro che fece con i suoi alunni in occasione del quarantennio anniversario del tragico evento: l’intervista a un testimone di quella terribile catastrofe

ALLUVIONE DI FIRENZE DEL 1966 – Maria Lorello
Il giorno 22 marzo in classe nostra è venuto un testimone dell’alluvione di Firenze del 1966, il geologo Ferruccio Capecchi.
Questo signore, che ci ha parlato dell’alluvione, è nato e vive a Pistoia. Quarant’anni fa, quando l’Arno straboccò, insegnava all’università e abitava a Firenze; sua moglie era incinta e qualche mese dopo l’alluvione partorì due gemelli.

Il signor Ferruccio ha raccontato che in quei giorni pioveva molto e l’Arno s’ingrossava, ma non si pensava che straripasse, anzi la gente era preoccupata per i fiumi piccoli e temeva che potessero allagare i campi o al massimo qualche quartiere, ma non la città.

Lui abitava in periferia (vicino all’ospedale Torregalli, al confine con il Comune di Scandicci) e quando andava in centro, a lavorare, doveva attraversare un ponte. Qualche giorno prima, aveva visto che l’Arno era in piena, ma pensò che non ci fosse alcun pericolo.
La sua casa non era vicina all’Arno, ma agli affluenti. Comunque non era preoccupato, anche perché il suo appartamento era al sesto piano.
Il signor Ferruccio ci ha detto che il 4 novembre del 1966, di venerdì, era festa (la festa della Vittoria) e questo fu una fortuna, perché c’era poco traffico e poca gente a giro e i bambini non andavano a scuola.

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Anche se era festa, lui doveva andare a lavorare lo stesso. Andò alla fermata del tram, che però non passava. Mentre camminava, alcune persone gli dissero che era successa una cosa bruttissima, qualcuno diceva che Firenze era tutta allagata, ma lui credeva che fosse un’esagerazione. Voleva saperne di più, ma i telefoni non funzionavano e non c’erano i telefonini come ora, lui provò a sentire la radio, ma le pile erano scariche (anche l’elettricità se n’era andata via!).

Provò ad andare verso il centro con la macchina, ma i soldati lo mandarono indietro con decisione. Lui si meravigliò. Non sapeva ancora niente, pensava che fosse una cosa abbastanza limitata. Solo dopo un po’ si accorse di quello che era successo davvero: era straripato l’Arno! I mezzi pubblici non funzionavano, le macchine venivano fermate dai soldati ed era impossibile andare verso la città.

Allora riuscì ad avvicinarsi al fiume con una vecchia bicicletta e sulla strada che faceva tutti i giorni vide tanto fango, come una poltiglia nera e densa.
Si preoccupò per i suoi amici che abitavano a pochi metri dall’Arno, soprattutto perché uno di loro aveva la moglie incinta e doveva partorire da un momento all’altro. Essendo tutto allagato, lui temeva per la nascita del bimbo del suo amico, ma non c’era verso di mettersi in contatto con loro. Infatti voleva andare a trovarlo, ma non ci riuscì. i soldati lo fermarono, perché non si poteva attraversare l’Arno.

Voleva andare a trovare anche i suoi suoceri che erano molto anziani e che abitavano vicino a lui, ma al di là di un torrente che era straripato. Il ponte era traballante ed era stato chiuso per motivi di sicurezza, quindi lui non poteva andare dall’altra parte, dove stavano i suoceri.
Non poteva neanche telefonare ai parenti di Pistoia per avvertirli che stava bene.

Era completamente isolato! Pensò di andare alla stazione e prendere il treno, ma anche se ci fosse arrivato, sarebbe stato inutile, perché anche lì non funzionava più nulla.La sera riuscì ad attraversare l’Arno, trovò una passerella che collegava il suo quartiere con le Cascine e, quando arrivò nel parco, la prima cosa che vide furono le piste dove corrono i cavalli e purtroppo vide anche tanti cavalli morti. (Il signor Ferruccio non sa perché e come).

Andò a casa, che era senza luce e senza riscaldamento. Non fu una notte piacevole, anche se a casa sua l’acqua non era entrata.
Il signor Ferruccio ci ha detto che aveva un grande problema: come portare a Pistoia sua moglie che aveva il pancione. Ha raccontato che un suo amico di Pistoia andò a prenderla e che, per arrivare a Firenze, era passato dalle colline, perché l’autostrada era interrotta e la ferrovia anche.

Il signor Ferruccio ci ha detto che non soltanto Firenze fu allagata, ma tutta la pianura intorno e perciò per arrivare da Pistoia a Firenze non era facile: l’autostrada e la ferrovia erano allagate! Questo suo amico, per andare da Pistoia a Firenze aveva dovuto fare un giro così lungo che ci aveva messo cinque ore!
Nei giorni in cui l’acqua era alta, per le strade c’era uno spettacolo orrendo: automobili e mobili che galleggiavano. Le macchine galleggiavano a migliaia. La scena era da brivido: le case ai primi piani erano completamente allagate e piene di petrolio.

Le case erano senza luce, né acqua e né gas e le persone erano affamate e infreddolite. E tutto quello che ogni famiglia aveva di caro venne portato via dall’acqua. Non funzionava più neanche il telefono, infatti Ferruccio non poté avvisare i suoi parenti che abitavano a Pistoia e che erano preoccupati per lui e, vedendo alla televisione quello che era successo a Firenze, erano preoccupati per lui, perché non ne sapevano nulla. A quell’epoca non c’erano i telefonini, perciò le persone non potevano comunicare se i fili dei telefoni di casa erano tutti tagliati.

Non si poteva accendere il gas, perché era pericoloso. L’acqua era piena di benzina, gasolio e lasciava il segno sui muri delle case.
L’acqua si ritirò rapidamente, ma rimase il fango che aveva coperto tutto.
Dopo 2 o 3 giorni si cominciò a girare per Firenze e si vide che il disastro era totale: le pareti delle case erano tutte nere di petrolio, le case al primo piano non erano più abitabili e bisognava asciugarle, ma era difficile perché il riscaldamento non funzionava. Il signor Ferruccio ci ha detto che anche i musei e le opere d’arte furono danneggiati.

Per esempio gli Uffizi, che si trovano proprio sull’argine dell’Arno, ebbero il primo piano e quello sotto terra completamente allagati.
Il Battistero ha delle porte con tante formelle appiccicate sopra alle porte, fatte da artisti famosi. Il signor Ferruccio ci ha detto che tante formelle se n’erano andate e che per fortuna furono trovate, tre di quelle furono “salvate “ da una grata perché erano rimaste incastrate lì vicino, altrimenti la corrente le avrebbe trascinate via, così furono recuperate quelle preziose formelle.

Il signor Ferruccio ci ha detto che a Firenze c’è una grande biblioteca, la Biblioteca Nazionale, una delle più grandi d’Italia e fu la più colpita di tutta la città, perché è vicinissima all’Arno e in uno dei punti più bassi di Firenze e lì l’acqua arrivò anche a 6 metri.
Ha detto anche che dopo l’alluvione un sacco di persone venne da tutto il mondo per salvare i libri mettendo in ogni pagina una carta per assorbire il fango che era nei libri: queste persone vennero chiamate “gli angeli del fango”. Alcuni libri furono portati in un grande magazzino, al sicuro, altri, purtroppo, a distanza di quarant’anni, sono sempre in restauro.

Il signor Capecchi ci ha detto che lui ed altre persone andarono a cercare delle bombole di gas per far funzionare le stufe, così potevano asciugare le pareti delle case che l’acqua aveva bagnato.
Il signor Ferruccio ci ha raccontato che lui non ha salvato né persone, né opere d’arte, ma…delle orchidee. Ci ha detto che potrebbe sembrare una cosa poco importante, ma quei fiori erano in una serra e stavano morendo dal freddo.

Lui lavorava all’università e lì nell’istituto c’era un’anziana signora che studiava appunto le orchidee e ne aveva una collezione famosa in tutto il modo, fatta di specie molto rare. Senza riscaldamento quei fiori sarebbero morti, con grande grande dispiacere di quella signora che aveva dedicato tutta la vita allo studio di quei fiori e li amava come dei figli. Il signor Ferruccio seppe che il Comune distribuiva delle bombole in alcuni punti della città. Queste bombole servivano per asciugare le case, con i muri tutti fradici. I soldati non potevano sapere che quelle orchidee erano importanti e non gliele vollero dare. Ma il signor Ferruccio andò più lontano e riuscì a trovare delle bombole.

Ci ha detto che quella signora, quando anche dopo tanti anni lo vedeva, si commuoveva ogni volta perché lui aveva salvato quelle “creature” preziose e l’aveva resa felice. Ha anche detto che la polizia dovette evacuare l’ospedale Ognissanti, che è vicino all’Arno; è stato faticoso portare via tutti, perché i malati erano tanti. Il signor Ferruccio capì che lì la cosa era molto grave, perché fuori dell’ospedale c’era 1 metro d’acqua. Lui vide quei malati, mentre erano portati in salvo con una barca e per lui la prima immagine di Firenze allagata fu questa!

Un’altra cosa che ha detto è che la polizia fece sgomberare anche il carcere (Il Carcere delle Murate), aprendo tutte le celle per salvare i prigionieri, ma i carcerati, invece di scappare, aiutarono la gente. Un detenuto, per esempio, salvò una vecchietta che stava per essere sommersa dall’acqua. I detenuti, per essersi comportati bene, furono premiati. Ad alcuni di loro fu ridotta la pena e qualcuno fu scarcerato. A proposito dei carcerati, il signor Ferruccio ci ha raccontato una cosa che lo riguardava da vicino.

Finalmente era riuscito a mettersi in contatto con quegli amici che abitavano vicino all’Arno, ma uno (quello che aveva la moglie incinta) non lo trovò. Dopo qualche giorno, seppe che la moglie di quell’amico (che abitava nel quartiere di Santa Croce, con 6 metri d’acqua) il 5 novembre aveva partorito e che era stata aiutata da un gruppo di carcerati che erano entrati a casa loro per trovare un riparo. Questi carcerati trovarono il modo di accendere un fuoco sul pavimento, con qualche pezzo di mobile vecchio.
L’altro amico che abitava in centro, stava a piano terra e la sua casa fu tutta allagata e perse tutto. Così andò a rifugiarsi al piano di sopra.

Un altro amico del signor Ferruccio vide la sua macchina che andava via… riuscì a individuare la sua macchina in mezzo a un mucchio di altre macchine, voleva recuperarla, perché dentro c’erano i documenti. Per prenderli, fu difficile perché era sotto a tante altre macchine. Una gru la tirò su, ma si staccò il tettino. L’automobile era tutta piena di fango, lui si mise a vuotarla e prese i documenti, dopodiché la macchina fu messa in una discarica. Lo Stato dette dei contributi e la FIAT vendette delle macchine a bassissimo prezzo, “senza guadagno alcuno”
Fu un problema trovare un posto a tutte quelle autovetture. Il signor Ferruccio ci ha detto che un’altra cosa che lo colpì fu proprio vedere quei mucchi enormi di automobili tutte capovolte, 12 o 15 mila automobili ridotte in quel modo!

La situazione di emergenza durò 10 giorni e le famiglie che non avevano avuto danni ospitarono quelle alle quali l’alluvione aveva tolto tutto. Gli uffici erano chiusi, il fango dappertutto, c’era il problema di dire: “Che facciamo?” Si organizzarono per fare qualcosa.

Il signor Ferruccio ha detto che dopo 2 o 3 giorni i treni cominciarono a funzionare. Aveva degli amici che abitavano in via Ricasoli e lui partiva da Pistoia con la spesa, arrivava alla stazione e a piedi andava a portare il pane alle famiglie, perché i negozi di Firenze erano allagati e ci ha detto che molti bottegai (quelli che non avevano avuto il negozio allagato) diedero il cibo a tutte le persone, anche a coloro che non avevano soldi.

Questa situazione di emergenza durò 10 giorni. I primi 2 furono praticamente persi, non era stata capita la gravità. Per 2 giorni non si vide nessuno, arrivò il presidente Saragat e dovette tornare in prefettura di volata (perché la gente era esasperata), arrivò la polizia, venne l’esercito, arrivarono i volontari. Furono preziosi quei volontari che “adottarono” una o più famiglie e le aiutavano (portavano la spesa, l’acqua, ecc.). Il problema dell’acqua potabile fu molto grave, perché una città senza acqua non può stare. I tubi dell’acquedotto erano pieni di fango e petrolio.

L’acqua dell’Arno in 2 o 3 giorni andò via; dove era ancora rimasta fu portata via dalle pompe. Sui muri delle case è rimasto per lungo tempo il ricordo di quella tragedia. Ora le case sono state ridipinte, ma per anni si vide la striscia nera dove arrivò l’acqua. Il signor Ferruccio ci ha detto che se andiamo a Firenze possiamo vedere dove arrivò l’acqua, perché c’è il segno. Questa alluvione colse di sorpresa le persone e provocò molti danni alle persone, alle case e ai monumenti, anche se ci furono gli aiuti di molte persone.

Il sindaco di Firenze allora era Bargellini e fu molto bravo, perché per spendere quello che lo Stato gli aveva dato, si regolò come un padre di famiglia.
Il signor Ferruccio, che è un geologo, ci ha detto che poi si è scoperto che dal 1300 a oggi, purtroppo una volta ogni 100 anni è capitata a Firenze un’alluvione come questa. Su uno spigolo di una casa di Firenze c’è una scritta che riporta tutti gli anni in cui sono avvenute alluvioni disastrose: 1380, 1722, 1844 e 1966. Quella del 1380 è la prima di cui si ha notizia ed è curioso sapere che avvenne il 19 agosto.

L’incontro di stamattina per noi è stato interessante, ma triste, perché ci ha fatto pensare alle persone che non si sono salvate e alla paura che hanno avuto tutti e al pericolo che hanno corso.

Noi speriamo che queste cose non succedano mai più e che gli scienziati possano prevederle e informarci in tempo.

Maria Lorello

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